martedì 5 febbraio 2013

Esame finale + Esposizione dei lavori

martedi 12, mercoledi 13 febbraio 2013

L'esame finale si svolgerà sotto forma di discussione per nuclei tematici, con l'intento di confrontare ed evidenziare i temi, le posizioni, l'approccio progettuale di ogni gruppo.
In parallelo, nell'aula contigua, l'esame e l'esposizione dei lavori del Corso di Composizione 3B tenuto dalla prof.ssa Susanna Ferrini.

martedì 4 dicembre 2012

Housing sociale in Italia. L'esperienza di un concorso internazionale a Milano, di Francesca Pignatelli

lecture mercoledi 5 dicembre h 14

a seguire
Seminario su Taranto, intervengono:
arch. Gianmichele Panarelli, UNICH, Consulente Comune di Taranto
arch. Rocco Cerino, Dirigente Progettazione e Programmazione IACP Taranto




Alla fine del secolo scorso l’impegno statale per la costruzione di edilizia residenziale pubblica si riduce progressivamente: nel 1988 gli alloggi di edilizia economica e popolare realizzati ammontavano a 22000, nel 2006 a 1900.
Oggi l’Italia investe lo 0.1% del PIL per il sostegno della casa, il valore più basso tra i paesi UE dove la media è dello 0,72%  con la Francia che spende l’1,9%.
E’ormai chiaro che la questione casa va ben oltre la costruzione di nuove alloggi ma si presenta come un campo ricerca che chiama in causa anche architetti e urbanisti per contrastare la banalizzazione del problema della quantità.
Le domande sono più complesse: chi costruirà le nuove case? quali case costruire e per chi? come usare il già costruito? Come rispondere ai nuovi stili di vita?

mercoledì 7 novembre 2012

Il progetto dello scarto. Taranto Shrinking City, di Francesca Pignatelli

Presentazione del libro giovedi 22 novembre 2012
POLITECNICO DI MILANO, POLO TERRITORIALE DI PIACENZA
LABORATORIO DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA E URBANA 2, PROF. FABIO FUSCO
La città di Taranto, polo industriale e simbolo del boom economico dell’Italia meridionale degli anni Sessanta, si presenta oggi come una Shrinking City, ovvero appartenente a quel nucleo di “città in contrazione” il cui studio ha dato origine ad un ricco filone di ricerca. E’ nota a livello nazionale e internazionale per una serie di primati negativi che riguardano il rapporto tra industria e occupazione, l’inquinamento, la politica, il degrado fisico e sociale. I molteplici strumenti di politica urbana che negli ultimi anni sono stati utilizzati al fine di rigenerare e riqualificare alcune parti di città hanno dimostrato una certa inefficacia. E’ forse necessario elaborare strategie che si occupino di “gestire il declino”, non solo di contrastarlo, proponendo un cambio di paradigma. In tal senso, la parola scarto, lungi dall’individuare un fenomeno residuale, si identifica con la città stessa e diviene metafora di una condizione urbana. A partire da un caso specifico, il libro compie un viaggio nello spazio urbano ed allo stesso tempo formula congetture che si intrecciano con le teorie emergenti del progetto architettonico contemporaneo.  

lunedì 5 novembre 2012

I modelli in architettura, di Roberta Scocco

Lecture martedi 6 novembre 2012
Studiare un progetto di Alvaro Siza, il Museo della Fondazione Ibere Camargo in Brasile, al primo anno di architettura, attraverso la realizzazione di un modello in cartoncino, mi ha permesso di capire quanto questa pratica sia utile per comprendere uno spazio, per aprire uno spazio / Da allora ho utilizzato il modello per visualizzare progetti e come strumento di progettazione / Per rappresentare l’intero organismo architettonico o lo spazio interno o la sua collocazione nel territorio / Per fissare una scena tra le tante possibili /

Azioni / Tipologie / Progetti, di Letizia Caniglia

Lecture martedi 9 ottobre 2012 [past event]
Una ricerca sulle tipologie edilizie, nata come confronto terminologico ed evolutivo tra tipologie “classiche” e una serie di nuove tipologie “mutanti”. Il repertorio di architetture studiate sono accomunate dalla presenza di alloggi abitativi, ma rappresentano anche un esempio di mixitè funzionale. Ognuno dei progetti è stato raccolto in schede descrittive, misurato secondo una serie di caratteristiche fisiche, funzionali, schematizzato al fine di ricostruire le intenzioni progettuali, e ancora, scomposto per evidenziare il rapporto solid/void e la destinazione pubblico/semi-pubblico/privata degli spazi. Questi ultimi, sono gli spazi che ci rappresentano come comunità, identità e rappresentano un’estensione pensata dello spazio intimo abitativo. Il tema della ricerca in particolare, si riflette sul tema della “centralità” e sul significato esteso che questa definizione racchiude in sé. Le conclusioni restano aperte, le riflessioni sono illimitate; è possibile pensare che un edificio compiuto possa rappresentare una centralità per funzioni, forma, spazi pubblici, ma è anche possibile che uno stesso frammento di città sia esso stesso una centralità. La questione, quindi, è: come viviamo lo spazio? E come esso ci può rappresentare?

mercoledì 31 ottobre 2012

Towards Landscape Urbanism, di Francesca Pignatelli

Lecture mercoledi 31 ottobre 2012
“Landscape Urbanism descrive un riallineamento disciplinare attualmente in corso nel quale il paesaggio sostituisce l’ architettura come elemento di base dell'urbanistica contemporanea. Per molti, in una vasta gamma di discipline, il paesaggio è diventata la lente attraverso la quale la città contemporanea è rappresentata e lo strumento attraverso cui è costruita.” [Charles Waldheim]
Una sequenza di progetti significativi, in contesti propri della città post-industriale, permette di leggere, nel progetto urbano contemporaneo, uno slittamento: dallo spazio pubblico al paesaggio. Le sue origini si possono ricercare nella critica alla città moderna, che negli anni ottanta e novanta ha messo a fuoco una serie di problemi e questioni urgenti. Lo scritto di Corboz apparso nel numero monografico di Casabella n.597/598, 1993, possiede, a questo proposito, un titolo che risulta eloquente: “Avete detto spazio?”

mercoledì 24 ottobre 2012

Terre al margine. Wasted, un cortometraggio di Alessandra Ondeggia

Proiezione e incontro con l'autrice mercoledi 24 ottobre 2012
La città, intesa nell’immaginario collettivo come un agglomerato circoscritto e riconoscibile si è dissolta, ha generato territori nuovi e diversificati e il vocabolario e gli strumenti fin ora utilizzati non sono più adatti né a descrivere, né a rispondere alle esigenze della realtà contemporanea. “Schizofrenia” è la malattia immaginaria di questi luoghi investiti di cariche antropomorfe. Ma la malattia del luogo si riflette inesorabilmente sull’uomo che lo vive. Non può darsi spazio senza pratica ad esso correlata così come non può darsi luogo senza riflesso di vissuti e passioni di chi questo luogo vive o semplicemente attraversa. La periferia, lo scarto e il margine sono lo scenario vitale di questa complessità negativa, in cui l’incertezza identitaria è il preludio costante al dischiudersi di inedite possibilità. Un uomo rapito in un flusso mentale tanto inaspettato quanto sconcertante, si ritrova in uno cinetico fluido di interferenze della sua vita reale ma irriconoscibile e i luoghi di un immaginario collettivo in cui si identifica. Alla fine una sola certezza si è smarrito. Un uomo sta per iniziare il suo turno di lavoro. Sa che sarà uguale a tutti gli altri. La fermata. I colleghi. Il cancello. Sono sempre gli stessi di tutti i giorni. E sa anche che l’unica cosa a mutare tutti i giorni, tutte le ore sono le nuvole. In fondo è lui a produrle. Lui lavora alla cattedrale delle nuvole.